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Una mostra per ricordare la fine della guerra… ma la pace vera non è ancora iniziata

“Beati quelli che si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5:9)

A un secolo dalla fine della prima guerra mondiale la nostra comunità propone un tempo di riflessione e di studio sul modo con cui l’evangelismo, nel nostro paese e negli altri coinvolti, rispose al conflitto, in una prospettiva che vorrebbe andare al di là della semplice rievocazione storica. Si vorrebbe infatti esaminare la questione più generale del cristiano che si trova ad affrontare lo scontro in rapporto alle risposte (e agli imperativi) del Vangelo di Gesù Cristo e il problema della sottomissione alle autorità, principio espresso dal testo biblico.

Il mondo evangelico italiano, pur piccolo, non fu indifferente né silente di fronte alla tragedia che stava per abbattersi sull’Europa e in quell’epoca, in cui ancora non si era risolta l’annosa “questione romana” e in cui pertanto i rapporti fra Stato unitario liberale e Chiesa Cattolica erano ancora conflittuali, i protestanti italiani ebbero modo di far sentire la loro voce, che non fu completamente inascoltata, sebbene non sempre, in modo univoco e convinto, fu promotrice di pace.

Pochi probabilmente sanno, che il maggiore fautore e artefice della partecipazione italiana al conflitto, il ministro degli esteri (già presidente del Consiglio in precedenti legislature) Sidney Sonnino, era di confessione protestante (anglicana, per la precisione), mentre, in modo quasi speculare, la voce più convintamente contraria (forse la sola contraria) al conflitto contro la Serbia, nel Consiglio dei Ministri dell’Impero Austro – Ungarico (dove la casa imperiale asburgica era vista come baluardo del cattolicesimo) fu quella del primo ministro del regno d’Ungheria, il calvinista István Tisza.

Sarebbe tuttavia ingeneroso concludere, come talora è stato fatto, che la risposta del mondo protestante italiano ed europeo di quegli anni, a eccezione di pochi gruppi radicali come i Mennoniti e i Quaccheri, fu unanimemente favorevole alla guerra: è vero, probabilmente voce maggioritaria ovunque, ma non l’unica. L’acceso dibattito fra interventisti e pacifisti, che animò tutta la società civile italiana, europea e, da un certo punto in poi, mondiale di quel tempo, si manifestò anche nelle riflessioni che impegnarono le chiese, arricchendole di tematiche abbastanza inedite, come quella di un Dio che sa essere il Dio di tutti anche quando “tutti” sono in guerra fra loro e ciascuno rivendica di fare la guerra nel nome di quello stesso Dio.

Forse fu un nostro fratello di quegli anni, anonimo autore di un articolo pubblicato sulla rivista “Il Cristiano”, a trovare la definizione più calzante di quella guerra (anche se verrebbe da dire della guerra in generale): il “carnevale di Satana”. Non era certo una definizione che riflettesse in qualche modo posizioni di appoggio al conflitto e all’interventismo!

La mostra sarà aperta dalle 17:30 del 26 Ottobre fino alla sera del 3 Novembre (orari: 10:00 – 12:30; 15:00 – 18:00). Sarà inaugurata il 26 Ottobre alle 17:30 con una tavola rotonda, durante la quale tre studiosi parleranno su interventismo e neutralismo nel mondo evangelico, voci e testimonianze di evangelici dal fronte, impegno dei Quaccheri, anche sul suolo europeo, per la pace e l’assistenza alle vittime della guerra; si concluderà Sabato 3 Novembre, sempre alle 17:30 con una conferenza a due voci (preceduta da alcuni cori dell’epoca) sul modo in cui il conflitto fu vissuto dalle donne e sul ruolo del volontariato per alleviare le sofferenze prodotte dalla guerra; a conclusione un concerto con arie e romanze d’epoca.

Sia per l’inaugurazione sia per la conclusione dell’evento è previsto un buffet offerto agli ospiti dalla comunità.

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